Il culto di Hera Lacinia nel Crotonese - L'Heraîon di Crotone, I resti del Santuario (Parte XVI)

Il Santuario di Hera Lacinia

Il grande santuario extra-urbano dedicato a Hera Lacinia è di certo, tra le aree sacre del mondo ellenico di epoca arcaica, il più importante della Magna Grecia. (LA STORIA)

Colonna superstite

L’area archeologica di Capo Colonna è un sito archeologico statale situato in località Capo Colonna, vicino Crotone. (LA STORIA)

I resti del Santuario (Parte XVI)

Ricostruire con certezza la storia del tempio e di tutta la zona sacra del Lacinio è molto difficile. Le notizie sono molto rade e spesso discordanti tra loro, e inoltre allo stato attuale gli scavi non hanno ancora restituito con chiarezza la fisionomia totale di tutto il territorio.
Ė quindi difficile mettere dei punti fermi sulla storia del santuario. Organizzazione dell’ Heraîon del Lacinio. Il muro peribolare

Il confine dell’area sacra viene definito in antico come temenos, e nel Santuario di Hera Lacinia è racchiuso da un muro peribolare, opera quadrata e reticolata, dall’andamento regolare ed articolato ad angolo retto, scandito da una grande porta d’accesso. Due torri quadrangolari, una delle quali esterna, proteggevano la porta di accesso e sottolineavano la funzione difensiva di questo muro, strutturalmente robusto ed elegante. Proprio la caratteristica combinazione di opera squadrata con il reticolato ha motivato l’ipotesi di due fasi costruttive e rimanda presumibilmente alla seconda metà del IV secolo a.C., quando al termine della tirannide di Dionigi di Siracusa, la città ricostruì il suo impianto. La costruzione del nuovo muro del temenos taglia la grande strada sacra, diversamente orientata. Inoltre i restauri del muro in opera reticolato e vittata attestano l’uso del santuario tra il II secolo a.C. ed il III secolo d.C. conservando il suo ultimo schema.

 

La strada sacra

Si individua in prossimità dei propilei di accesso. Costruita anch’essa intorno alla metà del V sec. a.C. Larga m 8,5, attraversava il temenos e sicuramente proseguiva verso l’interno del promontorio. Dalla parte del mare invece doveva concludersi in una zona importante che costituiva la meta dei pellegrini e il punto di arrivo delle processioni. E’ probabile che sempre sul lato mare si trovasse il tanto ricercato altare sacro, di cui parlano solo le fonti antiche. Secondo Livio[30], Plinio[31] e Valerio Massimo[32] grande era il prodigio che qui si esprimeva in quanto le ceneri delle vittime sacrificate non venivano mai disperse nonostante il vento soffiasse imperante in questo luogo. Ma su questo dato è ancora impossibile esprimersi con sicurezza dati i continui movimenti franosi che hanno interessato l’area con continuità. Alcuni geologi a riguardo ipotizzano l’esistenza di una spianata di almeno 60 m, ma appunto sono solo supposizioni in parte confermate da alcuni pezzi di muro peribolare rinvenuti sulle terrazze sottostanti la colonna superstite.

Il Katagonion e l’Hestiatorion. Percorrendo la strada sacra, immediatamente dopo i propilei d’accesso si trovano due edifici importanti, rispettivamente a Nord e a Sud della stessa. Il Katagonion, albergo per gli ospiti di riguardo, a pianta quadrangolare. Il portico circondava parzialmente. L’edificio,assumendo forma di L e contribuendo a dare all’insieme un aspetto più ricco e decorato. Gli ambienti sono più o meno quadrangolari anch’essi e si affacciano su un cortile – peristilio, decorato da colonne di ordine dorico. L’edificazione di tale edificio risale al IV sec. a.C. L’Hestiatorion, è anch’esso un edificio di forma quasi quadrata, formato da locali che si affacciano sul cortile. I numerosi resti di terracotte e di ossa di animali configurano questo luogo come un edificio per banchetti che erano parte del rituale delle feste religiose di Hera. Anche in questo caso il complesso sembra risalire al IV secolo a.C.

 

Il Tempio

Indicato anche come edificio A, cioè quello di principale interesse. Le notizie sull’epoca di fondazione del tempio sono incerte. Molti studiosi sono dell’avviso che la struttura sia stata costruita tra il VI e prima parte del V secolo a.C. Lo stile è quello dorico, di cui l’antica Kroton risulta fortemente caratterizzata per la costruzione di edifici pubblici e sacri nella città e nel territorio circostante. Il tempio era esastilo e l’unica colonna rimasta miracolosamente in piedi è la penultima verso Nord, alta m 8,29. Sull’effettiva grandezza e composizione dell’edificio diverse sono state le ipotesi: Oggi sembra accertato il fatto che fosse composto di 15 colonne sul lato lungo e 6 sulle fronti[33]. Dalla curvatura del capitello si è potuto richiamare la produzione siceliota del secondo venticinquennio del V secolo a.C. ed è possibile confrontarlo con il tempio di Athena di Siracusa. Un attento esame delle terracotte ha permesso a Mertens, attento e ultimo studioso del tempio di ricostruire dieci rifacimenti dei tetti, coprendo un arco di tempo che va dalla metà del VI al IV secolo a.C[34]. Le tegole di marmo e la decorazione scultorea dello stesso materiale arricchivano ulteriormente il tempio. Un gravissimo evento purtroppo concorse nel 173 a.C. a compromettere irrimediabilmente l’originale splendore del tetto. Il censore Q. Fulvius infatti ordinò che il copertura marmorea del tempio fosse smontato per la necessità, o forse capriccio, di decorare il tempio della Fortuna Equestris a Roma. Dopo le proteste del Senato crotoniate le tegole vennero restituite ma nessuno fu mai in grado di riporle allo stesso modo e vennero quindi abbandonate da qualche parte nelle vicinanze del santuario. Uno scempio gravissimo, che segnò l’inizio della decadenza dell’intero Santuario. Uno degli aspetti più importanti ricollegabili al tempio è stato dato da un complesso studio che ha permesso di accertare l’esistenza di un edificio sacro più antico, lo stesso cui probabilmente appartengono i frammenti di colonna dorica, tagliati a disco e sparsi all’interno dell’edificio B, che gli è a fianco in direzione Nord.

 

L’edificio B

Dagli studi e dagli importanti ritrovamenti si attesta al luogo una funzione assolutamente sacra. Gli scavi hanno permesso di ricostruire tre grandi fasi. La prima risale all’inizio del VI secolo a.C. L’edificio era costituito probabilmente di mattoni crudi e tetto di paglia e legno.
Nei primi anni del V secolo si assiste ad una massiccia ricostruzione di tre lati dell’edificio. A questa fase corrisponde il basamento quadrato, centrale dell’edificio. La terza fase corrisponde al primo venticinquennio del V sec. a.C. In questo periodo fu raddoppiato il muro meridionale al quale si addossano quattro blocchi parallelepipedi. Con ogni probabilità questo spazio rettangolare dalle proporzioni allungate poteva essere un primo centro di culto, sostituito dal tempio che si impiantò laddove sarebbe stato edificato il l’edificio classico le cui tracce ci rimangono oggi. Le particolari proporzioni, l’attenzione che gli si dedicò ripetutamente, la sua prossimità ai templi dimostrano la notevole importanza dell’edificio B, molto probabilmente primo luogo di culto nel Santuario di Hera Lacinia che è stato possibile identificare. Il basamento quadrato rappresenta forse il segno del culto il basamento del simulacro della divinità, di cui è stato ritrovato lo splendido diadema d’oro. L’importanza di questo edificio arcaico è confermata soprattutto dalla ricchezza di materiale in oro, argento, ritrovato. E’ possibile inoltre ripercorrere un arco di tempo che va dall’inizio dell’VIII secolo a.C. fino al V sec. a.C

 

I doni alla dea

Strabone scrive della ricchezza del tempio: “Dopo Skylletion viene il territorio dei Crotoniati e il promontorio Lacinio, un Santuario di Hera un tempo ricchissimo e pieno di oggetti offerti in dono alla dea”[35] Il Santuario era dunque ricco di anathemata (doni alla divinità) Attraverso le fonti vanno ricordate iscrizioni sacre, famosa quella delle res gestae di Annibale, incisa in greco e punico su tavola di bronzo, dove venivano raccontate le imprese contro i Romani[36]. E ancora la veste di bisso donata dalla nobile Teofilis ricordata dalla poetessa Nosside. Inoltre secondo la tradizione celebri erano le tabulae di Zeusi, che aveva dipinto le storie di Elena servendosi come modelle delle cinque donne più belle della città[37]. Un magnifico mantello è dedicato da Alkysthenes, nobile di Sibari, la phiale, cioè la coppa di bronzo riccamente decorata offerta da Enea o la bucala (giovenca) aurea dono di Annibale. Inoltre si ricorda la statua del celebre olimpionico Astylos, citata da Pausania, e che venne distrutta dagli stessi crotoniati, indignati del fatto che Astylos si fosse fatto proclamare siracusiano. Sono stati soprattutto oggetti votivi alla dea a venire alla luce, un vero e proprio tesoro formato da più di cento pezzi[38]. Alcuni pezzi di questi possono essere considerati veri e propri capolavori; per esempio la Sirena, la Sfinge e la Gorgone alata, opere nelle quali è possibile ravvisare testimonianze delle grandi scuole di bronzistica attive in Grecia nello scorcio del VI sec. a.C. Sicuramente il pezzo più prezioso tra tutte le offerte di Hera è rappresentato dallo splendido diadema d’oro che probabilmente incoronava un simulacro della dea; decorato con treccia sulla fascia e doppio serto vegetale all’esterno con foglie e bacche di mirto e foglie forse di acero (VI – V sec. a.C.).  38 R. Spadea, Il tesoro di Hera, 1994

 

Gli edifici di origine Romana

Nei pressi della chiesetta dedicata alla Madonna, quindi leggermente spostati dalla zona sacra vera e propria si trovano i resti di costruzioni romane, risalenti circa al 194 d.C. quando una colonia Romana si stanziò qui e mantenne per qualche tempo ancora il culto della divinità, chiamata da ora Giunone Lacinia. Gli edifici sono molto diversi rispetto a quelli di fattura greca. Il primo che si osserva arrivando al santuario e percorrendo il vecchio percorso, quello che porta direttamente alla chiesetta della Madonna, si trova subito sulla destra del visitatore e consiste sostanzialmente in resti di un edificio termale, destinato probabilmente al bisogno dei Sacerdoti e del personale addetto alla custodia del tempio. Il pavimento centrale si presenta riccamente ornato da un bellissimo mosaico accompagnato da lunga iscrizione tassellata. Gli altri edifici si trovano sostanzialmente a ridosso della chiesetta, anzi, osservando il tutto si potrebbe affermare che è quest’ultima a trovarsi praticamente in maniera anomale tra questi. Tali edifici, risalenti anch’essi al 194 d.C. e venuti alla luce casualmente negli anni 70, consistono sostanzialmente nei resti di una villa, di cui sono ancora osservabili i resti delle mura che delimitavano le stanze e in cui sono stati ritrovati anche mosaici simili a quelli precedentemente citati. A pochi metri dalla villa inoltre, sono state rinvenute due bellissime fornaci, risalenti allo stesso periodo e utilizzate probabilmente durante la costruzione della villa e delle terme.

 

(CREDIT: LA PROVINCIA KR)

Il Museo Archeologico Nazionale di Crotone

il Santuario

IL DIADEMA DI HERA LACINIA

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