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Il culto di Hera Lacinia nel Crotonese - I Santuari del Crotonese, Krimisa e il Santuario di Apollo Alaios (Parte III)

Il Santuario di Hera Lacinia

Il grande santuario extra-urbano dedicato a Hera Lacinia è di certo, tra le aree sacre del mondo ellenico di epoca arcaica, il più importante della Magna Grecia. (LA STORIA)

Colonna superstite

L’area archeologica di Capo Colonna è un sito archeologico statale situato in località Capo Colonna, vicino Crotone. (LA STORIA)

Krimisa e il Santuario di Apollo Alaios

La storia della fondazione di Krimisa, così come per tutte le storie di città antiche e misteriose, si intesse di mito e storia, di realtà e finzione, immergendo tutto in uno scenario affascinante ma proprio per questo difficile da decifrare. Lo stesso Paolo Orsi, noto archeologo che ne fu lo scopritore nel 1921, definisce Krimisa come “una incognita archeologica”. Ancora oggi infatti è stato praticamente impossibile definire con certezza i tratti costitutivi di questa cittadina ma sembra essere lontana dall’idea di un abitato organizzato quale quello di una colonia greca. Si deve pensare a piccoli nuclei abitativi che dalla costa risalgono verso le alture di Cirò Superiore, identificata oggi coma Punta Alice. Assolutamente certa però è l’importanza “sacrale” che il Santuario di Apollo ebbe in tempi arcaici e ancora prima della stessa Crotone, del prestigio e risonanza di cui godette per molto tempo in tutti i territori della Magna Grecia. La tradizione mitologica lega il nome della città di Krimisa, e soprattutto del tempio di Apollo, a Filottete, celebre arciere greco che aveva condotto a Troia Magneti e Ftioti, e che al ritorno da Troia, rifugiatosi sulle alture di Krimisa fondò la città di Chone[2].

Molti autori vedono in Filottete anche il fondatore delle città di Makalla (identificata nelle Murge di Strongoli) e Petelia[3], ma sono fonti che non hanno trovato riscontri del tutto certi e che lasciano spazio a diverse interpretazioni, a volte contraddittorie tra loro; tra queste si ricordano Licophrone (Vv. 911-929) Virgilio (Eneide III, 401-2) e Lo Pseudo-Aristotele(De Mirabilibus ascultationibus, CVII) che non cita Petelia ma attribuisce a Filottete la fondazione di Makalla e la consacrazione delle frecce donategli da Eracle nel Santuario di Apollo, ricordato come Alaios[4].
Secondo Stefano di Bisanzio invece Krimisa sarebbe stata una città fondata dagli Enotri ed il nome stesso deriverebbe dalla ninfa omonima[5]. Gli Enotri (chiamati anche Chones) erano riconosciuti come bravissimi coltivatori di vigneti e in ciò si può notare come già dai tempi remoti in questa terra si sarebbe introdotta e praticata la preziosa tradizione della coltura della vite che ancora oggi lega il nome di Cirò ad uno dei vini più pregiati e conosciuti d’Italia. Inoltre l’importanza di questa piccola città era data non solo dalla presenza del tempio di Apollo ma anche dalla sua felice posizione geografica che permetteva a chi arrivava dalla Grecia e dall’Oriente di approdare in tutta la zona con molta facilità. La vicinanza tra Crotone e Krimisa creava dei rapporti di alleanza e amicizia che si confermavano e rafforzavano in un sistema stabile e articolato, non solo dal punto di vista economico e militare ma anche culturale e religioso. Dopo la vittoria dei crotonesi su Sibari e la conseguente distruzione di quest’ ultima alla fine del VI sec., però, la cittadina passò quasi per inerzia sotto l’influenza militare, economica e politica della chora crotoniate. Anche il tempio di Apollo, come centro culturale e religioso, iniziò a perdere centralità e il grandioso Santuario di Hera Lacinia ben presto lo sostituì per imponenza e afflusso di pellegrini. Al di là della magia esercitata dalla mitologia o dall’incertezza, che molto spesso permette di riempire alcune mancanze con delle incursioni nella fantasia, il dato certo e assolutamente importante per la storia di Krimisa è rappresentato dal rapporto che i coloni greci instaurarono con i popoli indigeni dell’entroterra già presenti in epoche precedenti e di cui sono state scoperte tracce certe in tutti e due i luoghi, tracce che risalgono all’età del ferro (VIII sec. a.C.) e si prolungano fino a quella romana.Proprio sul Promontorio di Punta Alice, sono stati rinvenuti i resti del Tempio di Apollo, tra larghe spiagge e fitte boscaglie. Purtroppo, come detto precedentemente, si conosce poco di questo Santuario e la sua stessa storia aspetta ancora di essere approfondita ma dalle proporzioni della struttura stessa e dai resti rinvenuti emerge in maniera assoluta il ruolo centrale che il Tempio di Apollo Alaios ebbe per molto tempo nell’assetto religioso della colonia crotonese. Il posto era sicuramente conosciuto e raggiunto da molti centri del Mediterraneo, dalla Puglia, alla Sicilia alla Grecia stessa e ciò è confermato anche dalle numerose monete rinvenute nelle sue immediate vicinanze. Il tempio presenta una fase tardo arcaica (prima metà VI sec. a.C.) e una fase ellenistica (primi decenni del III sec. a.C.) Il tempio arcaico aveva la cella molto allungata, aperta verso est e costituita da un unico zoccolo di pietra calcarea di fiume, un elevato ligneo ed una copertura di terracotta. Il tempio arcaico fu demolito e sostituito in età ellenistica da un nuovo tempio che ne riprendeva lo stesso posto e lo stesso orientamento; la cella aveva 8 colonne sulla fronte e 19 sui lati lunghi. Sotto il piano della cella del tempio ellenistico furono rinvenuti la testa e gli arti marmorei della statua di culto, il celebre acrolito (statua dall’estremità di pietra) databili al V sec a.C. e conservati oggi al Museo di Reggio Calabria. Il paesaggio di Punta Alice è completato in maniera molto affascinante dai Mercati saraceni, complesso costituito da tanti piccoli vani frequentati dai mercanti provenienti dall’Oriente, una torre cinquecentesca e l’eremo della Madonna di mare. Tutta la zona si presenta oggi immersa nel silenzio e nella solitudine. Nulla disturba una pace continua e avvolgente e l’unico suono che si ascolta è quello leggero e ininterrotto del mare, che accarezza le distese di sabbia bianca della vicina spiaggia.

(CREDIT: LA PROVINCIA KR)

IL DIADEMA DI HERA LACINIA

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